Be Bepi

Be Bepi

Immaginate Firenze negli anni Settanta, l’Istituto d’Arte di Porta Romana.
In quegli anni, il clima era di liberazione intellettuale, culturale, artistica e di genere e offriva tante occasioni per incontrare altri artisti, scambiare opinioni, visioni.
È lì che è iniziato tutto.

Anni segnati dalla formazione nel design “dal cucchiaio alla città”, anni che mi hanno accompagnato in una ricerca costante del culto della bellezza, ma di quella semplice ed essenziale, in continuo dialogo con la mia personalità e quella dei miei progetti sempre calati nei luoghi dove essi nascono e prendono forma.

Tra le mie passioni più grandi quella per l’agricoltura e in particolar modo per la viticoltura, dove il design è indissolubilmente presente: è in questo contesto che i miei progetti di recupero di antichi trulli e masserie prendono forma, perché luoghi nati e costruiti per esserne il supporto.

Oggi queste architetture semplici e funzionali vengono perlopiù trasformate in luoghi di esperienza per il viaggiatore, luoghi autentici, purché rimangano testimonianza del passato agricolo e del contesto storico in cui queste architetture furono realizzate.

Riflettendo sul rapporto stretto che ho con l’agricoltura e il design, la connessione è chiara: il design crea oggetti riproducibili su larga scala, così come l’agricoltura si trasforma in prodotti per il mercato.
Pensiamo ai vigneti, ai campi di ulivi, agli aranceti e agli orti: essi sono supportati tutti da un progetto di riproducibilità, che li rende funzionali e li colloca perfettamente nel contesto dove nascono e crescono, ma con uno sguardo al mercato nazionale o internazionale.

L’agricoltura, quindi, non può prescindere dalla mano dell’uomo e dai suoi progetti; è per questo che il rapporto tra agricoltura e design appare intimo, inestinguibile, anche se, a primo acchito, non facile da cogliere.